“in bilico” Maurizio Zanolla racconta MANOLO

Sabato 28 Ottobre 2017 ore 20:30

“in bilico”

Maurizio Zanolla racconta MANOLO

 

Al Teatro Filodrammatici, sabato 28 ottobre alle ore 20:30, con entrata libera, la sezione cittadina del CAI (Club Alpino Italiano) presenta uno dei personaggi più interessanti e famosi dell’alpinismo italiano.

E’ noto che l’alpinismo nel secolo scorso, il 1900, ha visto la conquista di montagne sempre più difficili e pericolose: iniziando da Riccardo Cassin, proseguendo con Walter Bonatti e Reinhold Messner, la capacità di superare pareti ritenute impossibili si è via via perfezionata sino a raggiungere punti di estrema difficoltà. Ed era principalmente la ricerca di montagne ancora inviolate, in molti casi fuori dai confini europei, oppure di pareti ritenute impossibili. I tre alpinisti citati sono stati, ciascuno nel proprio periodo, gli iniziatori di un modo sempre più evoluto di arrampicata, dei veri capostipiti.  E sono famosi per questo.

Rimanevano però tante pareti su cui l’arrampicata era considerata impossibile, verticali o addirittura strapiombanti, pochi e minuscoli appigli, un rischio sempre più alto per l’incolumità degli scalatori stessi. Per salirle serviva superare di gran lunga i classici sei gradi della scala di difficoltà, quella fissata a Ginevra nel 1927 da Welzenbach, che era servita fino ad allora per classificare la difficoltà dei percorsi.

Qui compare sulla scena un personaggio nuovo: di poche parole, avvezzo a fare senza dire, un bellunese fa parlare di sé per le sue conquiste. I gradi di difficoltà delle vie salite fanno un grosso balzo in avanti e, a partire da quegli anni, l’arrampicata raggiunge risultati eccezionali.

Maurizio Zanolla, per tutti MANOLO, diventa il primo degli scalatori in libera (free climbers) italiani, gente che, con il coraggio di rischiare,  si abitua a fare quello che solo ai ragni, od ai maghi (Mago è l’altro nome di battaglia di Manolo) riesce: là dove sembrava impossibile passare trovano rugosità e microscopici appigli a cui appendersi per la prosecuzione della salita che, in quelle situazioni, presenta una sola  soluzione: andare avanti e salire, a tutti i costi, fino in cima perché non è possibile tornare indietro.

Ha cambiato l’idea dell’arrampicata moderna sportiva, a cui ha dato una sensazione di libertà che prima non esisteva.

Qualche tempo fa, molti lo possono ricordare,  in televisione è stata presentata a lungo la pubblicità di un orologio sportivo NO-LIMITS. Nei 28 secondi dello spot televisivo ci facevano vedere una serie di passaggi su rocce strapiombanti. Assolutamente slegato uno scalatore passava, con calma olimpica,  da un movimento all’altro con la leggerezza di una farfalla e la sicurezza di chi sta camminando in piano; a torso nudo, con le mani che sembravano ventose e le scarpette che trovavano punti di sostegno impossibili. Sembrava tutto tanto facile.   Quel giovanotto era Manolo e quella fu l’unica volta che si prestò ad essere un testimonial pubblicitario.

Non ha ancora smesso di arrampicare anche se, tra pochi mesi, compirà i 60 anni. Recentemente, visto che nessuno aveva ripetuto una via difficilissima da lui aperta 35 anni fa, è tornato a ripercorrerla ed è questo il caso, più unico che raro, della prima ripetizione di una via effettuata dal salitore stesso.

E’ guida alpina ed ha scalato anche fuori dalle Dolomiti, che però sono il suo vero regno (e non potrebbe essere altrimenti). Chi arrampica in Dolomiti si abitua a mettere i piedi nel vuoto, ogni volta che cerca un appoggio vede, tra le gambe, lo strapiombo che ha sotto di sé. E’ una sensazione che Manolo ha spinto all’eccesso perché lassù, dove in pochi lo hanno saputo seguire, lui ha trovato e trova ancora l’essenza della sua vita da free climber, da capostipite di questa categoria di scalatori che, sul suo esempio, ha saputo raggiungere exploit ritenuti impossibili.

Elencare qui quante e quali vie ha aperto, e su quali montagne, sarebbe impossibile.

Ha più senso non perdere la serata e sentire, da lui, dalla sua voce, il racconto di alcune sue imprese e le motivazioni che sono state alla base della sua scelta di vita, quella di dedicarsi alle rocce e farne il proprio mondo d’elezione.

R.C.