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Le
nostre escursioni sono avventure, seppur modeste. E un’avventura
non comincia quando si infilano gli scarponi, si carica lo zaino
sulle spalle e ci si mette in cammino, ancora sonnolenti.
L’avventura
è prima di tutto dentro di noi, con la voglia di scoprire nuovi
luoghi, di provare nuove sensazioni, di respirare aria diversa, di
fuggire verso una realtà parallela. Il mito di Ulisse ci rapisce e
si impadronisce di noi, inesorabilmente.
E’
una malattia inguaribile che pervade mente e corpo. E’ una fame
mai sazia, un desiderio mai esaudito, un sogno mai realizzato, un
cammino senza fine, un traguardo mai raggiunto.
Un’avventura
prende forma in un angolo della mente, si percepisce appena la sua
presenza, è lì ancora latente. Ma lentamente la nebbia si dirada e
il progetto diviene più preciso e definito. E’ come nuotare
tranquillamente nel mare tropicale e immaginare che vicino a noi
magnifici pesci ci seguono. Non li vediamo, ne ignoriamo forma e
colore, ma se, trattenuto il respiro, mettiamo la testa sott’acqua
e apriamo gli occhi, allora finalmente possiamo ammirare la loro
bellezza.
La
montagna con le interminabili creste, gli infiniti sentieri, le
innumerevoli valli, le alte cime, la variopinta flora, la caparbia
fauna, la magica neve, rappresenta il teatro ideale per un’avventura.
E
allora si apre la cartina topografica, si trova un sentiero e lo si
percorre mentalmente. La fantasia prende il sopravvento e si vaga
fra fitti boschi, verdissimi prati, ripidi canaloni detritici e
valichi inesplorati. Ma poi si è dolorosamente costretti a
scegliere un itinerario più breve e preciso, della durata di una
sola giornata di cammino; a volte però possiamo permetterci di
trascorrere due giorni fra le montagne!
Finalmente
arriva il tanto atteso giorno dell’escursione. Il paesaggio, fuori
dal finestrino, muta piano piano e l’immaginazione cede il posto
alla realtà. Iniziato il cammino ci tuffiamo in un altro mondo,
regolato da proprie leggi, dove la natura è padrona. Sole
accecante, bufera pungente, silenzio opprimente, tuono assordante
sono solo alcuni elementi che si alternano repentinamente. Le forme
di vita si sono adattate perfettamente a questo ambiente severo e
apparentemente ostile, e anche noi fingiamo di essere parte di
questo mondo misterioso e affascinante. La giornata trascorre troppo
veloce e siamo costretti a tornare, a scendere a valle.
Ma un’avventura
non finisce quando il corpo stanco si butta sul morbido sedile dell’auto.
In un angolo della nostra memoria riposa il ricordo della giornata
trascorsa. E’ come un animale caduto in letargo: ogni tanto si
sveglia, mangia qualcosa e si riaddormenta. Così inspiegabilmente
il ricordo a volte riaffiora e a chi, vedendoci assenti, ci chiede a
cosa stiamo pensando, rispondiamo sorridendo: "A niente".
E il ricordo nuovamente si addormenta.
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